Ci sono progetti che nascono dall’istinto e dall’idea fulminea di un artista. Ma ci sono anche lavori che invece fioriscono nel tempo, attraverso un incontro, una relazione, una condivisione del tempo e della fiducia reciproca: è questo il caso di Oltre lo stesso cielo, l’opera a 8 mani di Manuel Felisi realizzata insieme ad Arianna, Elisa e Giulia, tre ragazze di 17 anni seguite dal Centro TOG.
Un percorso creativo durato diverse settimane, fatto di sperimentazione, ricerca e collaborazione, che ha dato vita a un’opera corale composta da un trittico di tre grandi tele alte oltre due metri.
Fin dal primo incontro Manuel ha scelto di condividere con le ragazze non solo il risultato finale, ma tutto il processo creativo.
Ogni fase è stata pensata come un momento di scoperta.
Le tre grandi tele sono state inizialmente ricoperte di bianco. Su quella superficie candida sono poi comparsi i primi segni, impressi attraverso grandi rulli decorativi che hanno lasciato texture, trame e movimenti destinati a rimanere nascosti solo in parte, come una memoria silenziosa dell’opera.

È arrivato poi il momento del colore.
Le ragazze hanno scelto personalmente le tonalità con cui lavorare. Alcune sono nate direttamente dalla loro sensibilità, altre sono state create da loro stesse, mescolando le tempere fino a ottenere sfumature nuove.
Con quei colori hanno lasciato scorrere la pittura sulla tela, facendola sgocciolare liberamente.
Successivamente è iniziato un lavoro ancora più materico.
Insieme hanno selezionato tessuti diversi per trama, consistenza e colore: stoffe vivaci, leggere, ciascuna scelta perché evocava qualcosa. I tessuti sono stati incollati sulle tele entrando a far parte della composizione.

Infine è arrivato l’ultimo gesto. Le silhouette degli alberi, cifra poetica della ricerca artistica di Manuel Felisi, sono state applicate sulle tre tele, stagliandosi verso l’alto e obbligando quasi lo sguardo verso un oltre comune a tutte e tre le tele.
A TOG crediamo da sempre che la cura sia qualcosa che prende dentro tutta la vita.
E in questa visione l’arte occupa uno spazio che ha un significato.
Questo progetto non voleva insegnare a dipingere. Voleva offrire un luogo in cui ogni ragazza potesse esprimersi liberamente, trovare il proprio linguaggio e vedere riconosciuta la propria unicità.
Come accade ogni giorno in TOG, anche qui il punto di partenza è sempre la persona.