Storie

Distanti ma uniti: come parlare ai bambini che parlano poco

Maggio 26, 2020

In questo periodo il silenzio in un certo senso “imposto” della quarantena ha portato molti di noi a parlare meno; a tutti i bambini tuttavia piace essere intrattenuti dalle parole e con le parole.

Quando una mamma o un papà giocano con il bambino, gli stimoli (per il bambino) provengono dagli occhi, dal corpo, dal volto e dalla loro voce.
I genitori mettono in atto uno “spettacolo di luci e suoni” che ha un effetto straordinario sui suoi stati di arousal (che tradotto significa: essere sollecitati, spronati, attivati dal punto di vista fisico,mentale ed emotivo).
– Daniel N. Stern, Le forme vitali

Se un bambino non parla, o parla poco, si dà per scontato che non sia necessario intrattenerlo con il linguaggio.
Si guardano libri, si gioca, esprimendosi con poche parole. Nonostante la grande variabilità individuale da tenere in considerazione per ogni bambino, tutti i genitori e tutti coloro che stanno accanto al bambino hanno un ruolo di supporto e possono incidere in maniera attiva e positiva sullo sviluppo comunicativo e linguistico del proprio bambino.

Allora proviamo a dire cosa serve e come si fa. Abbiamo pensato a piccole strategie utili per promuovere il benessere comunicativo linguistico per il proprio bambino, attraverso strategie non verbali, paraverbali e verbali.
In questa pillola affronteremo le strategie non verbali, nel corso delle pillole che seguiranno affronteremo anche le restanti strategie.

Cosa serve e come si fa

Il bambino nello scambio comunicativo, sia esso verbale o non verbale, raccoglie molte informazioni sul comportamento dell’altro: percepisce se l’altro è spontaneo, disorganizzato, invadente o passivo, così come si rende conto se il comportamento è dinamico, fresco e vitale.

Sarà quindi importante considerare elementi contestuali che possono aiutare e favorire lo scambio comunicativo. Riportiamo qualche esempio:

  1. Scegliere un’attività, un luogo comodo, piacevole per il bambino, allontanare eventualmente il fratellino o la sorellina, togliere gli altri stimoli, decidere un tempo breve, ripetibile nel corso del giorno.
  2. Nello stesso giorno, se ci sono, condividere un momento anche con un fratello o una sorellina.
  3. L’attività è scelta dai genitori, il contenuto può essere anche un tema ricorrente, qualcosa di amato e richiesto spesso dal bambino. Sarà la modalità di presentazione che cambia.
  4. Ripetere più volte la stimolazione risultata soddisfacente sapendo che bisognerà  cambiarla dopo qualche volta perché i bambini si abituano facilmente anche alle cose piacevoli.

Strategie non verbali

Quando parlate con il vostro bambino assicuratevi che ci sia un buon contatto oculare che deve essere sostenuto, stabile e non sfuggente.
Provate sempre a ricercare il contatto visivo e attivare strategie che favoriscano il mantenimento di tale contatto.
Il bambino vedrà così le espressioni del vostro volto, coglierà i movimenti di labbra e della lingua mentre articolate le parole e, soprattutto, sarà più attento a ciò che dite.
Questo è un punto fondamentale per tutti quei bambini che presentano delle difficoltà di discriminazione o/e di comprensione del linguaggio.

Come stimolare il contatto visivo – strategie

  1. Accovacciarsi all’altezza dei suoi occhi, ricercando il suo sguardo. Siete voi che dovete andare incontro a lui, prestando attenzione a non essere troppo vicini.
  2. Ricercare il contatto oculare, mettendo delicatamente una mano sotto il mento per fargli sollevare il capo.
  3. Abbassare il volume della voce per creare una condizione più facilitante, per far sì che il vostro bambino vi guardi.
  4. Smettere di parlare se il vostro bambino distoglie lo sguardo.
  5. Variare il tono corporeo tra voi e il vostro bambino: tenendolo stretto stretto prima, allentando l’abbraccio poi, su e giù sulle gambe.

Come stimolare il contatto visivo – giochi

  • Coccole : sfioramenti, pizzicotti, vibrazioni (con le labbra chiuse), sulle guance, attorno alla bocca, sul collo, sul palmo e dorso delle mani.
  • Smorfie: alternare le boccacce a carezze sul volto.
    Labbra che ridono
    Labbra tristi
    Labbra a bacio
    Aggrottare le sopraciglia
    Spalancare gli occhi
    Chiudere gli occhi
    Finto pianto
    Risatine

Questa alternanza  consente di aumentare il numero delle volte in cui gli occhi si incontrano.

  • Gioco del cucù, coprirsi il volto con le mani e poi fare cucù,
  • Gioco del Toc Toc, si batte il pugno  vicino, più lontano, a destra a sinistra, il bambino si volta o orienta lo sguardo, e torna a guardare la mamma in attesa del prossimo Toc Toc.
  • Pronti via: giochi di scambio come mandarsi alternativamente la palla o la macchinina
  • Proporre gesti: salutare, battere le mani, marameo, scaletta con le dita, mangiare, volare, qua qua l’ochetta…
  • Condividere l’ascolto di una musica allegra (o come piace), mantenendo sguardo, abbraccio, ascolto delle parole, e sorriso.

La componente gestuale

I gesti sono importantissimi per lo sviluppo delle abilità cognitive-linguistiche; quindi, quando parlate con il vostro bambino, ricordatevi di supportate il vostro messaggio verbale con gesti simbolici.
Ad esempio: ogni volta che qualcuno va via o arriva salutatelo con la voce “ciao, ciao”, e associate il gesto con la mano.

Inoltre è importante ricorrere ad un repertorio gestuale che sia semplice, immediato e ricorrente (se al verbo “mangia” associamo un gesto, è importante che si ricorra sempre a quel medesimo gesto ogni volta che utilizziamo il verbo mangiare).
Ricordatevi: tutto questo lavoro è efficace se si parte dagli interessi del bambino.

Voi sapete cosa piace al vostro bambino: è importante trasformare ciò che lo incuriosisce nell’argomento della vostra comunicazione!

Buon lavoro, nella prossima pillola seguiranno altre strategie paraverbali e verbali.

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“Essere mamma di un ragazzo con una malattia rara è una sfida continua. Quando Rodrigo aveva poco più di un anno, siamo arrivati al Centro TOG senza sapere più cosa fare. Fin dal primo momento, lo staff accogliente e l’ambiente curato ci hanno trasmesso fiducia e serenità. Sono passati 13 anni da allora e i progressi raggiunti sono incredibili.”
Moira
mamma di Rodrigo
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Francesca
mamma di Bianca
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Kristina
mamma di Ambra e Fabio
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